domenica, 29 aprile 2007
appena tredici mesi fa, una benestante zitella ventottenne, impiegata statale, si congeda da una madre in lacrime, carica un voluminoso borsone su di un taxi, è forse la seconda o terza volta nella vita in cui si concede un tale lusso, si ritrova a riflettere sull’ironia per la quale lussuosamente si appresti ad abbandonare i propri agi, si imbarca su un volo Lufthansa, prende posto in seconda classe, vicino al finestrino, sfortunatamente proprio in corrispondenza dell’ala, sbarca a Maputo, Mozambico, alle undici del mattino.
Dio benedica i poveri, i derelitti, gli infelici, inesauribili fonti di redenzione, ispirazione, occupazione, lenitori di insaziabili coscienze. Tredici mesi, ne bastano molti meno per fare anche di più.
È zitella, e non ha un uomo, ma è una bella donna, si tiene, forse perché non ha un uomo. Lo troverà, presto. L’organizzazione le piace, per la prima volta si sente utile, conosce poco l’inglese ma si fa capire. Fa caldo, è pieno di mosche, ha sempre odiato le mosche e si delizia di esse rendono più eroica la sua missione. Tiene fra le braccia bambini morenti, con tutta l’anima spera nella loro gioia cibandosi del loro dolore. Dimagrisce troppo e rifiorisce, ritrova certe espressioni. Conosce molte persone, molte sono lì da tempo, e se non lì in posti come quello, li ascolta con ammirazione ma senza invidia.
Le piace il modo in cui un ragazzo guarda i pazienti che cura, e il suo sorriso, forse se ne innamora, certamente ne rimane incinta. Si stupisce di sé stessa, della propria libertà, di poter restare incinta senza averlo programmato, sente di non avere nulla di scritto di fronte a sé, di poter vivere ovunque, di poter viaggiare, di essere reale, come i bambini denutriti che osserva ogni giorno, di essere imperfetta, non di quelle imperfezioni che già sapeva di avere, di un’imperfezione più nobile, l’impotenza di fronte al mondo. Pregusta il piacere di essere dimenticata in un posto e poi in un altro insieme al padre di suo figlio.
Il ragazzo se ne va, senza di lei, lei non lo ferma, lui lo fa sembrare così naturale!, già le piace meno il proprio essere reale, e la infastidisce misurarlo nelle dimensioni del proprio ventre. A sua madre ancora non ha detto niente. Glielo dirà a suo tempo e nel frattempo riflette, il ventre cresce, forse ha pensato di abortire, ma non ad alta voce. Forse è passato troppo tempo, il ventre è cresciuto, troppo. Forse non ha voglia di dirlo a sua madre, neppure a suo tempo, forse non c’è un tempo per dirglielo. Non crede di aver motivo di non dirglielo, ma è perplessa.

LO ZOO DEI GIOSTRANTI E' LIBERO DA DIRITTI. PUO' ESSERE INTERAMENTE SCARICATO SUL SITO chiavediSvolta NELLA SEZIONE "CASA EDITRICE".
postato da: anniewarhol alle ore 09:51 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1    05 Maggio 2007 - 23:42
 
benvenuta
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#2    06 Maggio 2007 - 10:28
 
benevenuta, bel racconto!
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#3    06 Maggio 2007 - 17:46
 
28anni zitella!!!
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categoria:letteratura, romanzo